Sora Margherita, ghetto ebraico, Roma

Chi è appassionato di ristoranti lo sa bene. Una serata memorabile è la somma di diversi fattori:
1) un locale pensato per emozionare (cibo, vino, ambiente….)
2) una buona compagnia
3) nessun accadimento particolare che turbi il ristoratore (cuoco malato, sommelier ancora sbronzo, camerieri svogliati) o i ristorati (chi più ne ha più ne metta, alle disgrazie non c'è mai fine), indisponendoli
4) culo
Roma è immensa, eterna, e mangiare bene è raro ma non impossibile. I rischi sono tanti e la fregatura colossale dietro l'angolo, o in una delle centinaia di piazzette, o dovunque vi giriate. Locali anonimi che offrono qualcosa di commestibile o potabile e niente più. Spesso a prezzi abnormi.
Però a ben cercare, per la legge dei grandi numeri, la chicca si trova sempre.
Cuore ghetto ebraico, piazza delle cinque scole, 30. Un uscio quasi invisibile da cui si vede solo un corridoio stretto che taglia il ristorante a metà, con una fila di tavoli a sinistra, cassa e cucina a destra. Più che ristorante, trattoria. Anzi, tipica trattoria romana de Roma. Dialetto a go go e battuta sempre pronta, chiunque tu sia. E' un'associazione culturale, e per mangiare serve una tessera gratuita obbligatoria che si può fare già comodamente seduti. Menù scritto a pennarelli su fogli di carta paglia con, in copertina, schizzi d'artista.
Si sta stretti, molto stretti, ma almeno in una trattoria è proprio questo il bello. Noi ad esempio abbiamo trovato posto, grazie al fattore 4)*, a tavola con altre due persone già belle comode. E il secondo turno era già abbondantemente sold out. Per inciso, si mangia in 45min netti: antipasto, primo, secondo, dolce. Inusuale a dirsi.. ma troppo veloce! Entrati alle 20.15, alle 21 già in pena digestione.
In ogni caso, sentire il calore della compagnia, che spesso sfocia in vera confusione, è la degna cornice di piatti solidi, ricchi di sapore, non giocati sulle sfumature ma su contrasti vivaci, porzioni abbondanti e di grande piacevolezza, condite dalla spontanea convivialità dei titolari. Vino sfuso di Velletri senza pretese ma piacevole, tra i piatti della tradizione citiamo solo quello cult, che abbiamo ampiamente bissato: carciofo alla giudia. Un bel carciofone immerso nell'olio bollente e che si mangia sfogliandolo come fosse una margherita. Divino. Ma il resto non era da meno. 35 euro full optional.
*il mio compagno di tavola non ha trovato posto in 4 occasioni diverse ed era scettico ad avvicinarsi. Con me è stato accontentato.


molto intiresno, grazie