Montosoli, il profilo sottile e selvaggio di Montalcino

Altesino è una delle aziende di Montalcino più celebrate dalla stampa internazionale. Si trova sul versante settentrionale della denominazione e può fregiarsi di uno dei cru più interessanti per la coltivazione del sangiovese grosso nel comprensorio ilcinese, il vigneto Montosoli (si legge Montòsoli): 5 ha vitati a 350/400 m sul livello del mare, esposti prevalentemente a nord-ovest (con un ha rivolto a sud) e caratterizzati da un terreno sassoso molto povero e da una densità media d'impianto di 5.000 ceppi/ha.
Non solo: il Montosoli è stato uno dei primi cru individuati a Montalcino e la degustazione verticale, da noi svolta il 21 maggio in Azienda, si è conclusa proprio con la prima annata prodotta dal singolo vigneto, la 1975.
Il percorso di assaggio ha attraversato un arco temporale molto esaustivo, ed è iniziata con l'annata 2004, non ancora in commercio.
In termini generali, ha restituito un vino riconoscibile e d'impianto “tradizionale rivisitato”, dalle tinte tenui e giocato sulla finezza più che sulla struttura, elegante e con un ampio spettro olfattivo, arricchito da una piacevole nota animale che completa sentori vegetali di bosso, delicatamente fruttati e floreali di viola. Il tannino “acciugoso” ne richiama la matrice ampelografica, il calore moderato è tipico del nord della denominazione, e con l'annata 1990 ha fornito una versione del Montosoli di grandezza davvero entusiasmante.
Altra costante delle diverse annate è una vena acida ben integrata che vivacizza il vino anche quando lo sviluppo gusto-olfattivo si esprime con una certa rapidità. Il Montosoli matura per un 70% in botti grandi e per il restante 30% in barrique e questo mix permette una sempre felice integrazione del vino col rovere, senza che questo prenda mai il sopravvento.
L'attuale assetto di Altesino registra la perfetta sintonia di vedute tra la proprietaria Elisabetta Gnudi Angelini e Claudio Basla, sin dagli anni '70 timoniere carismatico, lungimirante e pacato dell'azienda, col supporto tecnico, tra gli altri, di Paolo Caciorgna.
Una degustazione come questa non ha potuto che suscitare una riflessione sull'intera denominazione: mettendo un attimo da parte l'affaire Brunellopoli, il limite più grande a Montalcino appare l'assenza di una zonazione che permetta di individuare le parcelle più interessanti della docg.

Claudio Basla
Ma passiamo alla degustazione.
Brunello di Montalcino Montosoli 2004
Annata a cinque stelle per il consorzio del Brunello, celebrata all’ultima edizione delle anteprime. Non delude il Montosoli, che mostra già una bella ampiezza olfattiva con note di viola, tabacco, resine e finale balsamico. Al palato l'attacco è molto vivace e succoso, poi lo sviluppo gustativo si svolge con severità, caratterizzato da tannini ben estratti ma ancora un po’ ruvidi. Il finale tende leggermente ad asciugare anche se resta un buon succo, marchio distintivo dell’annata. La traccia acida lo rende piacevole già da ora e qualche anno di affinamento non potrà che giovargli.
Brunello di Montalcino Montosoli 2003 (BLU)
Il Blu è una selezione del Montosoli, probabilmente necessaria nell’annata più torrida che si ricordi, nonostante l’esposizione prevalentemente a nord-ovest del vigneto. Bel naso caldo e di spessore, con olive e alloro. Molto voluminoso e serrato in bocca, in linea con l’annata. Lo sviluppo gustativo è rapido, di buon frutto, con rimandi di bosso e acciughe per via retrolfattiva. Da bere ora, è l’ultima annata in commercio.
Brunello di Montalcino Montosoli 2001
Vino di razza. Ha un naso vivace, profondo, stratificato di terra e liquirizia, con una sfumatura animale. Mantiene tutte le promesse al palato con grande continuità gustativa, un tannino serrato e il peculiare finale “acciugoso”. Elegante e teso fino alla fine. E’ già un gran bel vino, e scommettiamo che diventerà eccellente. Anche se latita un filino di muscoli.
Brunello di Montalcino Montosoli 1997
Grande struttura, grande solidità. Naso animale che poi si apre su un ampio bagaglio di profumi, dal tabacco al tè nero. Al palato è molto vivo, con una spiccata acidità e un tannino ancora un po’ troppo ruvido e non del tutto risolto. Il potenziale messo a disposizione da questa vendemmia può necessitare di altro tempo.
Non lo stapperei ancora.
Brunello di Montalcino Montosoli 1990
Outstanding. Mantiene totalmente fede alla grande reputazione dell’annata. Ampiezza di profumi, dolcezza al palato, tannini molto diffusi ma soprattutto vibranti e tesi per tutto lo sviluppo. Alla vigilia dei suoi primi vent’anni, questo Brunello ha ancora riserve di primavera da regalare. Da amare ora e per diversi anni ancora.
Un vino di livello internazionale.

Brunello di Montalcino Riserva 1975
È stata la prima annata prodotta del Montosoli, anche se il nome del vigneto non è indicato in etichetta, e forse uno dei primi cru prodotti nella storia del Brunello. Naso delicato, di stampo floreale, arricchito da spunti di rabarbaro e stecca di liquirizia. Il patrimonio gustativo è piacevolmente dinamico, sorretto dall’acidità. Tannini completamente risolti. Emozioni per un vino lieve e storico, da grandi occasioni. Purché arrivino in fretta.
Con la collaborazione di Alessandro Morichetti e Maurizio Silvestri

